Jack Weiss, uno dei tanti ebrei perseguitati dai nazisti. sopravvissuto ad Auschwitz, come i suoi tre fratelli e sua sorella non così per il padre. Tornati a casa, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Jack e familiari si ricordarono che papà aveva sottoscritto una polizza sulla vita con le Assicurazioni Generali, compagnia fondata da mercanti ebrei nel 1831 a Trieste e molto attiva tra la le comunità ebraiche di tutta Europa prima dell'olocausto.
Così, nel 45, contattarono gli uffici per chiedere il riscatto dell’indennizzo che spettava loro quali eredi. Come molte altre compagnie gli fu chiesto il certificato di morte. Come si poteva avere un documento simile da Auschwitz?. Weiss, è uno dei tanti «aventi diritto» che hanno fatto causa alle Generali per aver liquidato quanto stipulato 60 anni fa da un loro congiunto. Una pioggia di azioni legali, che si sono riversate su almeno una ventina di compagnie di assicurazioni europee. Molte si sono risolte con un nulla di fatto, ma non quelle delle Generali. La sede di Trieste, infatti, presumibilmente in rispetto delle origini dei fondatori, ha scelto di pagare. Lo ha fatto con un impegno solenne, che ha visto la compagnia concordare una transazione con gli assicurati, individuati e potenziali, riuniti in una «class action» promossa negli Stati Uniti, dinanzi al tribunale federale di New York, sotto la guida di organizzazioni internazionali. La conclusione di tale contenzioso - rimasto in sospeso per anni - è stata raggiunta nel febbraio 2007, con l’approvazione dell’ «agreement» da parte del giudice George B. Daniels. Giudice che al New York Times, dichiarò: «Questa intesa non è perfetta, ma è l’ unica reale possibilità che hanno le vittime dell’Olocausto e i loro familiari di recuperare il denaro». Le Generali avrebbero già liquidato le indennità relative alla polizza nazismo, a partire dalla fine degli Anni Novanta, 175 milioni di dollari. «135 milioni per 5.500 reclami», secondo l’avvocato Robert A. Switf, che assiste parte dei ricorrenti. Ai quali bisogna aggiungere altri 40 milioni, ha fatto sapere la compagnia, pagati attraverso le organizzazioni internazionali. Ora, c’è il nuovo impegno (indennizzo minimo di 1.000 dollari). C’era, però, un termine di scadenza. Le domande degli aventi diritto - coloro, che avevano sottoscritto una polizza nel periodo 1920-1945; non solo ebrei, bensì tutti coloro che abbiano subito persecuzioni dai nazisti o loro alleati; e che non sono stati già soddisfatti - dovevano pervenire alla compagnia entro il 31 marzo 2007. Pena la decadenza del diritto stesso. Nel senso che non si potrà mai più rivendicare nulla. E qui sta il problema, perché non è certo semplice rintracciare tutti gli aventi diritto, ormai per buona parte eredi delle vittime. Tenendo anche conto che molti degli archivi sono andati distrutti negli anni. Un altro avvocato impegnato nella causa, Sam Dubbin, sostiene sul New York Time che i nomi siano più di 50 mila. Gli avvocati degli assicurati sono ricorsi in appello. L’udienza si è tenuta giorni fà a New York. I tre giudici della corte federale di secondo grado hanno osservato, proprio su quest’ultimo punto, che le Generali non avrebbero fatto il possibile per pubblicizzare l’avvenuto accordo, e dunque di comunicare agli assicurati il loro diritto di farsi avanti. Da qui, l’ordine della corte di procedere a tale notifica a favore di tutti coloro «il cui nome è conosciuto». Entro 60 giorni, in tempo per la prossima udienza del 7 gennaio 2008. «La decisione non aggiunge, di fatto, nulla ai contenuti dell’accordo» commentano a Trieste. I reclami già presentati contro le Generali nella «class action» sono 30 mila, secondo il New York Times. Ed altri, a questo punto, potrebbero seguire la stessa strada .