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Sette e culti: l'importanza dell'esperienza personale PDF Print E-mail
(28 voti)
Written by chiara guarascio   
Saturday, 20 October 2007

Si fa un gran parlare di sette e culti… Spesso l’argomento è trattato da fior di criminologi, sociologi, psicologi e psichiatri, tutti preparatissimi in teoria. La maggior parte di loro si sente in dovere di esternare le proprie conoscenze sulla carta stampata, e visto che il filone “tira”, giù libri a vagonate. Dettagliati, interessanti, approfonditi, certo. Però c’è una caratteristica che accomuna la stragrande maggioranza di questi esperti: il fatto di non avere la benché minima idea di cosa passi per la testa di un “adepto”, per il semplice fatto di non aver mai vissuto sulla propria pelle un’esperienza di vita in una setta, in un’organizzazione o comunque in un gruppo a controllo mentale. Intervistare centinaia di fuoriusciti e le famiglie di chi è tuttora invischiato nella realtà settaria non è la stessa cosa. Non a caso Steve Hassan, autore di “Mentalmente liberi”, sostiene che i migliori “exit counselor” (persone che aiutano chi vuole uscire da un gruppo a controllo mentale e le famiglie, in alcuni casi il termine è tradotto, non del tutto propriamente con “deprogrammatori”) sono ex adepti: persone che ce l’hanno fatta a superare il condizionamento mentale e si sono svincolate dal gruppo, dal santone, dal guru che dir si voglia. Prima di affrontare un breve viaggio nella testa di un adepto, ricordo rapidamente gli otto criteri di Robert J. Lifton sul controllo mentale:

1. controllo dell’ambiente
2. manipolazione mistica (o spontaneità programmata)
3. esigenza di purezza
4. confessione
5. scienza sacra
6. gergo interno
7. la dottrina prima della persona
8. concessione dell’esistenza

1. il controllo dell’ambiente è il controllo della comunicazione in un dato ambiente sociale: si arriva al convincimento che il possesso della verità sia un’esclusiva del gruppo. Il controllo del contesto sociale viene attuato tramite l’isolamento da altre persone, la pressione psicologica, la distanza geografica, ecc.
2. I principi dottrinali vengono esposti con forza e rivendicati come esclusivi, in modo che il culto e i suoi dogmi diventino l’unica vera via di salvezza. Il tutto viene gestito “dall’alto”, ma organizzato in modo che sembri sorgere spontaneamente dalla persona manipolata.
3. viene attuata una radicale separazione tra puro e impuro, bene o male buono o cattivo: chi sta dentro è nel bene, tutto ciò che è fuori è male. Vengono stimolati i sensi di colpa e inadeguatezza proprio per esercitare una forte influenza sull’adepto e spingerlo al cambiamento richiesto.
4. di solito le sedute di “confessione” si svolgono in un clima di critica e autocritica. Confessare i “peccati” commessi prima dell’ingresso nel gruppo ha una duplice funzione: fare (ancora) leva sul senso di colpa dell’adepto e ottenere importanti informazioni sul suo conto, in modo da poterlo eventualmente ricattare in caso di uscita dal gruppo.
5. “scienza sacra”: ovvero la spiegazione di concetti spirituali dal punto di vista scientifico: dà sicurezza a chi non ce l’ha perché semplifica molto la vita e conferisce serietà intellettuale al gruppo.
6. il gergo interno è una struttura linguistica in cui parole e immagini diventano principi dottrinali. Il linguaggio è semplificato, spesso ridotto a slogan, a cliché. L’impressione data all’adepto è duplice: poter comprendere tematiche altrimenti troppo complesse, e fortificare il senso di appartenenza al gruppo.
7. la dottrina diventa un vero e proprio dogma, da non mettere mai in discussione. Anche se l’adepto percepisce una contraddizione tra ciò che sente e ciò che dovrebbe sentire, il senso di colpa e di inadeguatezza in lui ingenerati vengono utilizzati per sottolineare la sua impurità (“non capisco questi concetti perché non sono abbastanza elevato spiritualmente: devo impegnarmi di più”).
8. agli occhi di una persona convinta di detenere la verità assoluta, tutti quelli che non hanno “visto la luce” e non hanno abbracciato quella stessa verità sono caduti nel male e non hanno diritto di esistere. Solo facendo loro intraprendere la stessa strada è possibile salvarli: ecco il motivo del grande impegno di certi culti a fare proselitismo (o almeno questo è quello che crede chi viene mandato a fare proselitismo, le reali intenzioni dei vertici spesso sono diverse).
Questo è ciò che si trova scritto. Non è difficilmente comprensibile a livello teorico. Eppure chi osserva da fuori spesso non può evitare di pensare “Sì, va bene, ma in fin dei conti chi finisce in queste dinamiche qualche problema deve pur averlo. Alle persone sane fisicamente e mentalmente e con una famiglia normale NON può succedere”. In effetti le prede più vulnerabili dei “reclutatori” sono persone che vivono un momento difficile: un lutto, una separazione, una perdita economica, una malattia…Viene loro fornita la spiegazione del PERCHE’ sta succedendo tutto questo, nonché la soluzione, immediata, semplice. Unisciti a noi: potrai capire, potrai risolvere, potrai tornare felice come e più di prima e soprattutto…aiutare gli altri! Sì, tu! Tu sei importante, noi ti amiamo, ti ammiriamo, ti consideriamo una persona SPECIALE, di valore! Ed ecco che parte il “love bombing”, una bomba d’amore che sommerge il nuovo arrivato, lo fa sentire, forse per la prima volta, importante. “Però quella è una persona con problemi seri: lutti, malattie, pochi soldi…Sfido che ci casca!” No, non è nemmeno così facile. Quando viene detto “TUTTI sono potenziali prede delle sette, senza esclusioni”, il 99% di chi ascolta pensa “non è vero. A ME non potrebbe succedere”. Dopo un seminario organizzato dall’ONAP sui pericoli delle sette e sulle tecniche di reclutamento, durante il quale ho parlato per un’ora di seguito della mia esperienza in un gruppo new age, al quale per anni ho regalato soldi, energie, tempo e non ultima la mia mente, sono stata avvicinata da una giovane ragazza. Mi ha rivolto questa domanda: “Ma come è possibile che tu non ti sia accorta che tutte quelle che ti propinavano erano assurdità? Non era chiaro che ti stavano raggirando?”
Questa domanda mi ha ferita. Molto. In primo luogo perché dopo aver spiegato con moltissimi esempi che anche la persona più intelligente e colta può cadere in uno di questi “giri”, mi sembrava di aver soltanto sprecato il fiato. In secondo luogo perché mi ha fatta sentire terribilmente stupida, che è la cosa PEGGIORE che si possa fare a un ex adepto. Però mi ha anche dato modo di riflettere, e di elaborare una “strategia” comunicativa che possa far veramente capire all’osservatore esterno la facilità con cui la mente di chiunque può essere plasmata. Lasciamo per un momento perdere tutte le pur validissime teorie e passiamo ad esempi pratici, che nella mia esperienza sono il modo migliore di spiegare concetti altrimenti incomprensibili. L’esempio migliore è quello della mia esperienza. Perché un bel giorno mi sono ritrovata seduta a gambe incrociate sul pavimento a salmodiare mantra, visualizzare le mie vite passate e comunicare con gli spiriti guida insieme ad altre 20 persone? Perché mi sono convinta di avere poteri di guarigione, essere in grado di trasmetterli agli altri e avere il totale controllo sulla realtà?
La mia famiglia è sempre stata unita, presente e affettuosa. Mi hanno insegnato ad essere responsabile, a ottenere ciò che desideravo con l’impegno e sono sempre stata ragionevolmente libera di fare le mie esperienze. Si sente dire da alcuni “esperti” che gli adepti delle sette provengono sempre da famiglie “disfunzionali”. Addirittura ho sentito dire “forse è meglio che la persona in questione stia nella setta piuttosto che a casa, considerati i genitori…” Che sia vero o meno, non era il mio caso. Sono sempre stata una persona equilibrata, non ho subito (fortunatamente) disgrazie di alcun tipo, se si fa eccezione per il normale avvicendarsi dei fatti della vita (la morte del nonno, un piccolo incidente, un insuccesso scolastico).
Ero semplicemente disorientata (appena laureata non vedevo grandi prospettive professionali e comunque non avevo le idee chiare) e come molti giovani, insoddisfatta di me stessa. Capita. A moltissime persone: non occorre avere uno squilibrio psicologico, una famiglia disfunzionale o un qualche accidente in corso. Come si può notare, la “rosa” dei potenziali adepti si amplia a dismisura. Non solo i depressi e i figli di divorziati (o i divorziati stessi), quindi. Ma tante, tantissime persone.
Un altro mito da sfatare, a mio modesto parere, è che mettere in guardia le persone dicendo loro che le sette operano una vera e propria riprogrammazione dell’io, cambiando l’ identità degli adepti, può essere un’arma a doppio taglio. Io VOLEVO cambiare identità. La mia mi faceva sentire a disagio, anzi era la causa diretta del mio disagio. Non mi piacevo e volevo cambiare. Quando ho avuto la possibilità di diventare una sorta di dea in Terra (ricordo che per la new age l’uomo e Dio sono la stessa cosa), a patto di CAMBIARE molti aspetti della mia vita, non ci ho pensato due volte. Ho sempre detestato il contatto fisico con gli sconosciuti: nel famoso “gruppo” mi sono ritrovata in grandi abbracci collettivi, e per fortuna la cosa è finita lì, almeno fino a quando ci sono stata io. E me lo sono fatto piacere! Così come il rivelare dettagli assolutamente privati della mia vita a perfetti estranei, danzare in circolo e “parlare” con gli angeli del karma. I miei problemi appartenevano a un’altra dimensione, IO ero un’altra. Sono cominciati i litigi in famiglia e, a causa di un drastico cambiamento di alimentazione, assolutamente non adatto a me, anche i problemi fisici. Ma la strada era quella giusta, IO era una prescelta: con la sola volontà e qualche simbolo esoterico potevo controllare ogni aspetto della mia vita, passato, presente e futuro. Il fatto è che lo desideravo davvero, e ci credevo. Nonostante l’incongruenza di molte nozioni che apprendevo, dell’assurdità dei libri che compravo a pacchi, dell’impossibilità di verificare tutte quelle teorie strampalate.
Io, persona normale, colta, di famiglia tranquilla, ci sono cascata. Cercavo disperatamente una risposta (pur non conoscendo nemmeno la domanda) e loro ce l’avevano, lì, pronta, a disposizione. Tutto era diventato più semplice, l’inspiegabile spiegato, l’impossibile a portata di mano. Ecco come ho fatto a non accorgermi di cosa stava succedendo in realtà. Io NON volevo accorgermene. Mi avrebbe fatto troppo male sapere che non era vero niente. Ero in pieno stato (adesso lo so) di “dissonanza cognitiva”: pur di non cadere nel profondo disagio causato dall’incoerenza delle cose che apprendevo con ciò che avevo sempre saputo essere vero, modificavo il mio comportamento in modo da minimizzare questa incoerenza.
E a me è andata anche bene. Per motivi di studio mi sono trasferita negli Stati Uniti, dove ovviamente ho trovato terreno fertile per ampliare le mie conoscenze, ma perlomeno sono venuta via da quel gruppo che fatalmente è diventato una “comune”. Ovvero una setta (a culto ufologico, oltretutto), con tanto di guru che faceva il bello e il cattivo tempo. Forse a tanto non sarei arrivata, e avrei avuto la forza di venirmene via comunque. Forse.
Conclusione: non giudicare MAI gli adepti delle sette, etichettandoli come poveri sciocchi privi di volontà. Può capitare davvero a tutti.

Chiara Guarascio


Libri consigliati:
Steve Hassan: Mentalmente liberi. Come uscire da una setta.Ed. Avverbi, 1999, 230 pp, € 14,00
Chiara Bini, Patrizia Santovecchi: Figli di un Dio tiranno. Dieci storie di fuoriusciti da sette religiose. ed. Avverbi, 2002, 144 pp, € 10,00.
Caterina Boschetti: Il libro nero delle sette in Italia. Ed. Newton & Compton, 2007, 479 pp, € 12,90


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  Commenti (18)
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 1 Scritto da liffy, il 29-01-2008 15:08
Credo fermamente che chi ostenta grande fermezza e sicurezza nei suoi credo personali sia un soggetto ad alto potenziale di rischio, altrettanto di chi vive una vita di insoddisfazione alla riceca di chissachè o nell\'eterna speranza che qualcosa cambi nella propria esistenza. Ho conosciuto un paio di persone che costituiscono un perfetto esempio di ciò. Entrambi uomini di successo, con intelligenze vivacissime, grossa cultura (uno laureato in filosofia e uno in fisica e, laurea a parte, con un altro milione di interessi culturali di vario genere). Benestanti, con belle macchine e accessoriati di case, lavoro e tutti gli optionals. Bene uno si è avvicinato al satanismo e l\'ho perso di vista da anni e l\'altro per fortuna ha colmato il suo vuoto compiendo continui viaggi nelle varie zone depresse dell\'africa in aiuto a chi ha bisogno. Spero vogliate perdonarmi l\'accostamento dei 2 personaggi, ma io li vedo molto simili, in quanto entrambi hanno cancellato il loro modo di essere, + che cancellato, rifiutato, per accedere ad un\'esistenza completamente avulsa dal loro essere, anche se in due modi diversi. Credo che tutti abbiano dei \"buchi \"interiori,delle carenze da colmare e quando si cerca di colmarle si può incappare in qualsiasi cosa, ma se ci si allontana completamente da se stessi, se si fugge in qualche modo (fisicamente o solo mentalmente e anche qui ci sono varie strade), può andare tanto bene o tanto male. Ci vuole molta forza a rimanere con se stessi e ad accettare e convivere col vuoto interiore , col senso di insoddisfazione e di inadeguatezza che accompagna quasi tutte le persone, ma forse prendendo coscienza che questa è una condizione normalmente umana si corrono meno rischi di cadere intrappolati in situazioni che promettono quello che non esiste.
 2 Le libertà illusorie
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 26-01-2008 12:00
Vorrei invitarvi tutti a una giornata di studio sui culti abusanti che si terrà a Roma il 3 febbraio (è una domenica). E' organizzata dall'Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici. I dettagli e il programma qui: http://www.onap-italia.org/convegni/3%20FEBBRAIO%20-%20GIORNATA%20DI%20STUDIO.pdf
 3 reclutamento
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 26-01-2008 11:48
Vorrei rispondere a Fabio, secondo il mio punto di vista ogni persona ha esigenze diverse chi di \"elevarsi spiritualmente\" chi di sentirsi parte di qualcosa,di appartenere ad una comunità, perchè in un particolare momento di sconforto da soli non ci bastiamo,o perchè talvoltà le sette vengono rappresentate dai guru o dagli adepti come una elitè di privilegiati,e quindi ci si illude di appartenere a qualcosa di importante,rimane fermo il punto che la setta è organizzata per cercare il punto debole di ognuno,ci sono adepti \"indottrinati\" per il reclutamento che trovano il modo di conquistarsi la tua fiducia nella fase di love bombing, per questo sono sempre più convinta che nessuno possa sentirsi davvero al sicuro,a prescindere dalle esigenze di natura spirituale, l\'unico rimedio è la costante diffusione di informazioni riguardanti il modus operandi delle sette in modo che più persone possibili prendendo visione dei rischi e mettendo in relazione comportamenti analoghi siano in grado di riconoscerli tempestivamente ed evitarli. 
Molti meriti ha in questo senso Chiara Guarascio, e dalla diffusione dei suoi scritti sono certa che molte persone si sono accorte in tempo dei rischi che stavano correndo,in particolare una che le sarà sempre riconoscente.
 4 Necessità spirituale
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it , il 26-01-2008 01:49
Credo che molte persone sentano la necessità di coltivare una spiritualità. Le persone non sono dei pc e per di più alcune sono più sensibili di altre, quindi forse più a rischio di cadere il trappola. Molti forse anelano ad uno stato di luce e perfezione, sentire di essere per davvero qualcosa di più di carne ed ossa e sfiorare la vita senza la morte; molti si limitano a voler essere diversi. Quello che la chiesa e la società non intercettano viene colto dalle sette e dai culti. Visto che chiesa e società intercettano sempre meno persone e si comunica tanto ma si condivide sempre di meno....Ecco che forse le sette religiose guadagnano terreno, purtroppo.
 5 Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 18-01-2008 19:37
ho scelto una selezione di libri che parlano del fenomeno in generale, sono grata a chiunque faccia segnalazioni, comprese le edizioni Paoline, ma mi preme di ricordarvi che non è mio compito nè intenzione fare pubblcicità gratuita a chicchessia. Cordialmente. 
Chiara Guarascio
 6 altre letture consigliate sul fenomeno s
Scritto da alessia website, il 18-01-2008 18:00
per quanto riguarda la riforma del pensiero e i dubbi sul "mito del non io" che ho visto letti, consiglio la lettura di "Cults in our Midst" di M. Singer. Non esiste in cartaceo in italiano, ma una traduzione solo per web è reperibile qui: 
http://xenu.com-it.net/libri/cults/index.htm 
 
E' veramente molto interessante e spiega bene le dinamiche implicate. 
 
Qui http://xenu.com-it.net/libri/index.htm 
diversi altri libri tradotti in italiano sul fenomeno settario. 
 
Alessia
 7 grazie
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it , il 18-01-2008 15:29
Grazie per l'avviso e soprattutto grazie per l’esperienza che scrivi e quindi che ci dai. 
 
a
 8 libro Gardini
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 18-01-2008 13:19
Come mai tra i vostri libri consigliati manca quello di MARIA PIA GARDINI I MIEI ANNI IN SCIENTOLOGY edito dalla nostra Casa editrice? 
Crediamo sia il più valido esempio di come una setta o falsa religione cattura. 
Distintamente  
 
ed,Paoline
 9 EX ADEPTA
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 18-01-2008 13:13
Per un certo punto di vista sono d\'accordo,io sono stato 9 anni (purtroppo) in Scientology ed nho scritto un libro I MIEI ANNI IN SCIENTOLOGY ed Paoline ch è uscito lo scorso settembre.Certo che l\'esperienza diretta è fondamentale,però anche quella di certe famiglie che a causa della famosa disconnessione hanno perso figli mariti ecc.fa chiaramente capire dove si va a parare. 
Sperando di leggervi ancora  
Maria pia
 10 Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it , il 01-01-2008 11:51
cara silvia,  
 
di momenti di incertezza ne ho sempre e la scienza non pretende di svelare i misteri dell'esisteza. ma da quando esistono "dogmi scientifici"? la scienza proprio se fosse dogmatica perderebbe la sua peculiarità. 
 
comunque lei non ha capite niente di quello che ho scritto!!! io sto bene nella mia razionalità, meglio di quanto lei creda. 
 
a
 11 Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 29-12-2007 21:56
@ Lia: grazie 
@ Silvia: sono perfettamente d'accordo, ma una ricerca interiore PUO' prescindere e anzi deve farlo dal regalare il proprio cervello ai succitati individui! A disposizione per qualsiasi chiarimento!
 12 incertezza
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it , il 29-12-2007 18:50
Gentile Chiara, 
posso capire il suo stato d\'animo di fronte a chi perplesso le chiede come ha potuto entrare in una \"setta\". Quante volte gli uomini fanno qualcosa sapendo perfettamente che non è la cosa giusta da fare ma purtroppo in quel momento l'esigenza di una certa stabilità e di un sostegno prevale sulla cosiddetta razionalità. Questo capita spesso e a tutti nei più disparati ambiti della vita. 
C'è davvero qualcuno che crede di essere al riparo da momenti di incertezza che possono portarlo a seguire una strada sbagliata? La scienza stessa che viene esaltata per la sua esattezza non ha potuto svelare il mistero della vita e ha dovuto più volte rinnegare le sue teorie perchè basate su dogmi scientifici. 
E chi vive nella certezza della propria razionalità non si è mai posto domande sull\'esistenza, non è mai stato assalito da dubbi sulla propria natura, non ha mai notato le innumerevoli contraddizioni che convivono al suo interno?  
L’uomo non è un essere coerente ma può aspirare alla coerenza e all’unità interiore, per farlo deve mettere in dubbio la propria natura, deve andare alla radice delle sue contraddizioni e soprattutto ammetterle. E in questi momenti il disagio è tale che la sua vulnerabilità può portarlo a cadere nelle trappole di individui scorretti o semplicemente malati di una qualche mania di protagonismo.  
Chi come lei è riuscito ad uscire da un esperienza del genere ha un prezioso insegnamento da offrire a coloro che hanno bisogno di superare momenti difficili perchè si sono posti delle domande a cui non è facile dare una risposta. 
Silvia
 13 Complimenti!
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 25-12-2007 19:35
Splendido articolo Chiara, complimenti!
 14 Dissonanza cognitiva
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it , il 22-11-2007 16:26
Dissonanza cognitiva 
 
Io sono arrogante, ho la presunzione di sapere gia le cose. 
 
Perché secondo me, la dissonanza di cui parla, esiste solo negli adepti! 
 
Siccome io non ho intenzione di modificare ne il mio comportamento, ne la credenza, non entro in una dissonanza. 
 
Invece come dice lei, la dissonanza esiste in un adepto, ma c’è gia, se io lo voglio portare alla verità, cioè di spiegargli “che i suoi ragionamenti vanno contro alla più elementare logica, questo si difenderà strenuamente, spiegandovi perché ha ragione (ovviamente seguendo la sua logica) e tentando di convincervi a passare dalla sua parte.” 
 
Perché non può succede ad esempio nel mio caso? Perché ho la presunzione di conoscere il mondo quanto necessario e gli strumenti per farlo, che sono la scienza, compresa la psicologia. Le mie credenze non contrastano tra loro, se lo fanno è solo per altre motivazioni, tipo smettere di fumare, farsi una pizza alle acciughe o no, scrivere una lettera, …. 
 
Anzi sono proprio le parole del guru e degli adepti a crearmi dissonanza perché quello che dicono contrasta proprio con quello che penso, la stessa cosa è successa proprio ad un mio amico, in mezzo alla murgia pugliese. 
Nel criterio sette di Lifton, dove si dice che il dogma viene utilizzato come unica fonte di conoscenza, sarebbe come voler proprio modificare il mio mondo cognitivo. 
 
andrea c
 15 spiegazione
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 20-11-2007 17:11
E' un processo psicologico estremamente complesso, si chiama riforma del pensiero. E' una forma di controllo mentale che porta al cambiamento della struttura mentale stessa dell'adepto, che a un certo punto si trova in uno stato di cosiddetta "dissonanza cognitiva", per cui SA che una certa cosa non è logica e contrasta con tutto ciò che ha appreso fino al momento di entrare nella setta, ma la cosa lo porta a un tale stato di disagio psicologico che preferisce adattare ciò che sa e percepisce come vero alle nuove conoscenze. Il tutto ovviamente non si verifica in tempi brevi. Mi interessa molto la sua esperienza, anche per una ricerca che sto svolgendo al momento. Può contattarmi alla mia email This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it
 16 la ragione, centra e come
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it , il 20-11-2007 16:34
ho capito benissimo. 
 
come fanno a portarmi razionalmente alle loro stesse conclusioni? prima di tutto le loro stesse conclusioni non sono razionali e poi i criteri di Lifton stessi dimostrano che metodi utilizzano, contrari alla logica. 
 
Le farei un elenco di sette con cui ho discusso, ma non posso. 
 
andrea
 17 Appunto
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it website, il 20-11-2007 16:14
Capito cosa intendevo? Qui non si tratta di razionale o meno. RAZIONALMENTE loro ti portano alle loro stesse conclusioni. Che siano logiche o meno.
 18 può veramente capitare a tutti?
Scritto da This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it , il 20-11-2007 15:00
Dopo la lettura dell’articolo di Chiara Guarascio (molto utile) vorrei rispondere alla tesi sul fatto che “a chiunque può capitare di cadere prigioniero di una setta”. Secondo me, ad una mente logica non può succedere. 
Voglio premettere, in modo da non essere frainteso che non considero gli adepti incolti e sciocchi, tutt’ altro. 
 
Questo per una serie di ragioni, riscontrabili proprio nei criteri di Lifton.  
 
Riprendendo il criterio 7: 
 
“7. la dottrina diventa un vero e proprio dogma, da non mettere mai in discussione. Anche se l’adepto percepisce una contraddizione tra ciò che sente e ciò che dovrebbe sentire, il senso di colpa e di inadeguatezza in lui ingenerati vengono utilizzati per sottolineare la sua impurità (“non capisco questi concetti perché non sono abbastanza elevato spiritualmente: devo impegnarmi di più”).”  
 
È proprio ogni conoscenza mistificata da dogma che verrebbe rifiutata da una mente razionale, intendo chi ritiene veritiero ciò che è indagabile solo empiricamente, che sono modalità di indagine inesistenti nelle sette. 
La mente razionale invece mette tutto in discussione; ecco perché gli agnostici non credono nell’esistenza di Dio, non perché neghino Dio, a priori, ma perché non è indagabile come lo sono le materialità con cui hanno a che fare ogni giorno. 
 
La scienza sacra (punto 5) verrebbe rifiutata, come ci può essere la spiegazione di concetti spirituali dal punto di vista scientifico? C’è una grossa associazione che vuole proprio con questo sistema dare serietà intellettuale alle scoperte del suo fondatore. 
Viene attuata una radicale separazione tra puro e impuro, bene o male, buono o cattivo … (criterio 3). È una visione estremamente dualista non contemplata, forse anche disprezzata da una mente razionale. 
 
È vero, gli adepti non vanno giudicati come sciocchi privi di volontà, proprio perché sono alla ricerca di qualcosa. Sono proprio loro che hanno bisogno e cercano l’assoluto.  
 
andrea

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