| Prigionieri delle Sette |
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| Written by Raffaella Fanelli | ||||
| Sunday, 08 June 2008 | ||||
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Ciascuno di noi pregava per avere qualche beneficio, interiore o materiale. E funzionava. Credo. Io in realtà non credevo né in Dio né in Satana. Ho sempre avuto fede solo in un'energia che è all'interno di ogni uomo e che può essere positiva o negativa. Ed è stata quella forza positiva a spingermi fuori dall’infermo, a chiedere aiuto”. “Avevo poco più di vent’anni e un pessimo rapporto con mio padre e con il resto della mia famiglia. Ero ribelle, poi mi sono chiusa, ero sempre più strana, più cupa. Facevo discorsi sconclusionati e con il ragazzo che avevo allora assumevo droghe e allucinogeni. Finché mia sorella non ha trovato in stanza gli oggetti della setta, medaglie e braccialetti con simboli satanici, orecchini particolari che mettevo durante i riti con i pendagli a forma di stella a cinque punte. E poi un cuscino con l’imbottitura fatta di foglie ed erbe particolari che mi avevano detto di utilizzare quando non riuscivo a dormire…Bruciò tutto. A salvarmi è stata la mia famiglia e una comunità in cui sono finita per liberarmi dal male e dalla droga… ma quei ricordi infernali me li porto ancora dentro”. Anna oggi vive in provincia di Milano, è sposata e ha due figli. La sua famiglia è rimasta a Roma “è grazie all’ amore che sono riuscita a riprendere in mano la mia vita. E ancora oggi non riesco a capire come hanno fatto ‘quelli’ a impossessarsi della mia volontà e della mia mente per tanto tempo”. Cose ne avrebbe da raccontare “ma ho vergogna e soprattutto paura. Loro mi hanno cercata anche perché conoscevo i loro volti e sapevano che in mano avevo questa… ”. Anna mostra una videocassetta, il filmato di una messa nera e di quello che ne è seguito. Una decina di persone, non di più, che gridano il loro odio contro una povera croce rovesciata, posta al centro di un altare, e poi un’orgia finita con un disgraziato che distribuisce una sorta di bevanda “rilassante”… “Tornavo a casa senza forze, svuotata e privata di tutto. Stavo assistendo alla morte della mia anima. Per aiutarmi a uscire dalla trappola i miei familiari hanno deciso di “farmi sparire”. Prima in una comunità, poi in un’altra. Accanto avevo un angelo custode, un investigatore privato che nei primi mesi non mi ha mai lasciata. E’ stato lui a contattare quelli che avevano tutte le mie confessioni più intime, lui a farle sparire”. A muovere questa spirale di violenza c’era infatti il ricatto “Ti abituano a un rapporto simbiotico con droghe e sesso che non riesci più a prendere una decisione. Non sei più in grado di ragionare con la tua testa. Sei schiavo. Tutte le mie scelte dipendevano da loro… non riuscivo a fare a meno di loro…ero obbligata ad obbedire in maniera cieca e assoluta… dicevano che dovevo confessarmi con dei video, auto-analizzarmi e scrivere le mie emozioni. Tutte sono state registrate… dicevano che le avrebbero mandate alla mia famiglia, che avrebbero rovinato mio padre. Le hanno usate per ricattarmi”. “Non nascondo che più di una volta ho pensato al suicidio per lo sconforto e la paura”. E al suicidio è arrivato Roberto Ballini, scomparso un anno e fa da Grezzana, nel veronese, e ritrovato lo scorso novembre in una grotta, ucciso da un colpo di pistola. “Mio figlio partecipava a feste particolari, denuncia Giovanni Ballini, pare con riti sciamanici. Una santona, lo aveva plagiato”. Noi di Visto siamo stati a Busa di Cerro, dove vive questa donna di 40 anni, che si è rifiutata di rispondere alla nostre domande. La sera prima della sua scomparsa Roberto avrebbe partecipato all’ennesimo rito… “Era un burattino nelle loro mani, continua il padre di Roberto. Con le loro cerimonie ''magiche'', lo avevano distrutto”. “Servirebbe una legge sulla manipolazione mentale come ce l’ hanno in Francia o in Germania”. Roberto avrebbe anche pagato, e tanto, per partecipare a questi riti. E ha regalato i suoi soldi e la sua mente anche la 38enne, oggi responsabile in Toscana dell’Onap, l’osservatorio nazionale per gli abusi psicologici che offre supporto ai fuoriusciti. “Un bel giorno mi sono ritrovata seduta a gambe incrociate sul pavimento a salmodiare mantra, visualizzare le mie vite passate e comunicare con gli spiriti guida insieme ad altre 20 persone. Ero convinta di avere poteri di guarigione, e di essere in grado di trasmetterli agli altri… pensavo di avere il totale controllo della realtà”. “Tutto è cominciato nel ‘97 con un corso di reiki, poi quel gruppo di meditazione è diventato una setta…mi sono ritrovata in grandi abbracci collettivi. E per fortuna la cosa è finita lì”. “In quel calderone della new age è arrivato anche il supporto di uno sciamano con le sue tecniche dei nativi del Nordamerica, e con la sua capanna del sudore: ho pagato per andare in iperventilazione, rischiando di morire… Ho frequentato la setta di Osho e i buddisti Soka Gakkai, non uscivo di casa senza prima aver recitato tutta un serie di mantra. Io persona normale, colta, di famiglia tranquilla, ci sono cascata. A me è andata bene… mi sono trasferita negli Stati Uniti per tre anni e sono venuta via da quel gruppo che è diventata una “comune”. Ovvero una setta a culto ufologico. Forse a tanto non sarei arrivata, e avrei avuto la forza di venirmene fuori comunque”. Forse. LA SCOMPARSA E LA MORTE DI GIOVANNI BALLINI “Mio figlio partecipava a feste particolari, denuncia Giovanni Ballini, pare con riti sciamanici. Lo avevano plagiato”. Noi di Visto siamo stati a Busa di Cerro, abbiamo cercato notizie di Roberto in quella casa dove si sarebbe svolto un rito particolare, il giorno prima della scomparsa. Negano di averlo visto. Negano i riti. Eppure quella sera del 24 febbraio in quella casa ci sarebbe stata una sciamana russa, una presenza importante che avrebbe convogliato a Busa di Cerro altri santoni italiani, maestri ritenuti capaci di entrare in contatto con le anime dei morti. “Era un burattino nelle loro mani, continua il padre di Roberto. Con le loro cerimonie ''magiche'' lo avevano distrutto. Servirebbe una legge sulla manipolazione mentale come ce l’ hanno in Francia o in Germania”. Roberto avrebbe anche pagato, e tanto, per partecipare a questi riti. “È tornato la mattina del 25 e noi non abbiamo notato nulla di particolare. Ci restano molti dubbi: perché ancora prima che ci rendessimo conto dell’accaduto, gli amici hanno telefonato a casa chiedendo di Roberto? Perché, sempre gli stessi amici, hanno telefonato all’ospedale? Perché è stato avvisato il 112, prima che noi ci rivolgessimo alla stazione locale dei carabinieri? Forse loro sapevano….”. Sono tanti i dubbi, le domande. Non c’è risposta neanche a quella profonda ferita ritrovata sulla schiena di Roberto durante l’autopsia. E qualcuno, forse, ha il dovere di parlare a questo padre che chiede giustizia. Scritto per Visto da Raffaella Fanelli Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 4760
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